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Quando si perde una persona cara, il dolore non segue un percorso lineare né uguale per tutti. La psicologia ha tuttavia identificato alcune fasi del lutto ricorrenti, utili per capire cosa si sta vivendo e per trovare, gradualmente, un nuovo equilibrio.

Questa guida offre una panoramica aggiornata e accessibile sui principali modelli teorici, sulle caratteristiche di ogni fase e su come affrontare questo processo nel modo più sano possibile.

Quante sono le Fasi del Lutto: i principali modelli a confronto

Non esiste un numero universalmente condiviso. La risposta dipende dal modello teorico di riferimento, e nel tempo diversi studiosi hanno proposto schemi differenti, ciascuno con un proprio taglio interpretativo.

Sigmund Freud fu tra i primi a occuparsi del tema in modo sistematico. Nel suo saggio Lutto e melanconia (1917) descrisse il lutto come un "lavoro" psichico necessario attraverso cui il soggetto si distacca progressivamente dall'oggetto perduto. Freud non parlò di fasi numerate, ma identificò 3 movimenti fondamentali:

  • il riconoscimento della perdita,
  • il ritiro dell'investimento emotivo dalla persona scomparsa,
  • e la graduale reinvestitura su nuovi legami.

John Bowlby, psichiatra britannico noto per la teoria dell'attaccamento, elaborò negli anni '80 un modello in 4 fasi basato sull'osservazione del comportamento dei bambini separati dai genitori e successivamente esteso al lutto adulto:

  • Fase di stordimento (shock iniziale, che può durare ore o settimane),
  • Fase di ricerca e desiderio (ricerca inconscia o conscia della persona perduta),
  • Fase di disorganizzazione e disperazione (piena consapevolezza della perdita definitiva),
  • Fase di riorganizzazione (graduale adattamento alla nuova realtà).

Il modello più noto al grande pubblico è quello della psichiatra svizzero-americana Elisabeth Kübler-Ross, elaborato nel 1969 nel suo libro On Death and Dying sulla base di interviste a pazienti terminali.

Le sue 5 fasi del lutto — negazione, rabbia, contrattazione (o patteggiamento), depressione e accettazione — nacquero per descrivere le reazioni di chi affronta la propria morte imminente, ma sono state poi ampiamente applicate anche all'esperienza di chi perde una persona cara.

Più recente è il contributo dello psicologo americano J. William Worden, che negli anni '90 ha proposto un approccio alternativo basato non su fasi passivamente subite, ma su 4 compiti attivi del lutto:

  • accettare la realtà della perdita,
  • elaborare il dolore,
  • adattarsi a un mondo senza il defunto,
  • e trovare un modo per mantenere un legame interiore con lui pur andando avanti con la vita.

Esiste anche un modello a 7 fasi del lutto, una rielaborazione popolare (ma non riconducibile a un singolo autore scientifico) che suddivide il processo in: shock, negazione, contrattazione, senso di colpa, rabbia, depressione e accettazione.

Questo schema ha avuto larga diffusione online e in contesti divulgativi, ma va letto come uno strumento orientativo piuttosto che come un quadro clinico consolidato.

Le 5 Fasi del Lutto secondo Kübler-Ross

Il modello di Kübler-Ross rimane il punto di riferimento più utilizzato nella comunicazione pubblica sul lutto. Vale la pena descrivere ciascuna fase nel dettaglio, tenendo presente che non si tratta di gradini da salire uno dopo l'altro: molte persone saltano alcune fasi, tornano indietro, o le vivono in modo sovrapposto.

1. Negazione

Nei primi momenti dopo la perdita, la mente può faticare ad accettare ciò che è accaduto. La negazione non è un rifiuto consapevole della realtà, ma una reazione di difesa automatica del sistema psichico: uno scudo temporaneo che permette di assorbire gradualmente l'impatto della notizia. Si manifesta spesso con una sensazione di irrealtà, torpore emotivo o persino con comportamenti abitudinari incongrui (come aspettarsi di sentire il telefono squillare da parte del defunto).

2. Rabbia

Man mano che la realtà della perdita si fa strada, può emergere una forte carica emotiva negativa. La rabbia si può rivolgere verso il defunto stesso ("perché mi hai lasciato?"), verso i medici, verso Dio, verso sé stessi o verso persone vicine. Riconoscere questa fase come normale e fisiologica è fondamentale: reprimerla non accelera la guarigione, anzi può prolungarla.

3. Patteggiamento (o contrattazione)

In questa fase la mente cerca di riprendere controllo attraverso pensieri ipotetici: "Se avessi chiamato prima…", "Forse se avessimo scelto un altro ospedale...". È una forma di negoziazione interiore, spesso accompagnata da senso di colpa, in cui si tenta di rimettere in discussione l'irreversibilità della perdita. Serve a elaborare la sensazione di impotenza che la morte porta con sé.

4. Tristezza profonda e ritiro

Non si tratta della depressione clinica nel senso psichiatrico del termine, ma di un abbassamento del tono dell'umore fisiologico e necessario. La persona può isolarsi, perdere interesse per le attività quotidiane, piangere molto o sentirsi svuotata. È il momento in cui il dolore viene vissuto nella sua pienezza, senza più schermi difensivi. Anche in questo caso, non va contrastata a forza: attraversarla è parte del processo.

5. Accettazione

L'accettazione non significa "stare bene" o aver dimenticato. Significa riuscire a integrare la perdita nella propria storia di vita, riconoscere che il mondo è cambiato in modo permanente e trovare un modo per continuare a viverci. Spesso non è un punto di arrivo definitivo, ma una condizione che si raggiunge e si perde più volte nel tempo, specialmente in occasione di ricorrenze o momenti significativi.

Come affrontare le Fasi del Lutto

Non esiste un percorso "giusto" per elaborare la perdita di una persona cara. Tuttavia, alcune indicazioni — supportate dalla letteratura psicologica e dall'esperienza clinica — possono aiutare ad attraversare questo processo senza restare bloccati.

Il primo passo è permettersi di sentire. Molte persone cercano di "fare i forti" o di proteggere gli altri dal proprio dolore, rinviando l'elaborazione emotiva. Consentirsi di piangere, di stare male, di ricordare è invece una componente necessaria del processo.

Il sostegno sociale gioca un ruolo fondamentale. Parlare con amici fidati, familiari o partecipare a gruppi di supporto tra pari può aiutare a non isolarsi e a dare un nome a ciò che si prova. Non è necessario che chi ascolta abbia le "parole giuste": spesso basta la presenza.

Quando il dolore diventa invalidante — quando impedisce di lavorare, di dormire o di prendersi cura di sé per un periodo prolungato — è consigliabile rivolgersi a un professionista della salute mentale. Psicologi e psicoterapeuti specializzati nel lutto possono offrire un percorso strutturato per attraversare le fasi di elaborazione.

Anche i rituali funebri — il funerale, la veglia, la sepoltura — hanno un valore psicologico reale: aiutano a prendere atto della perdita, a condividerla con la comunità e a dare un confine simbolico all'inizio del lutto. Non vanno sottovalutati come semplici convenzioni sociali.

Quanto durano le Fasi del Lutto?

Non esiste una durata standard per il lutto. I tempi variano notevolmente da persona a persona, in funzione della natura del legame con il defunto, delle circostanze della morte, della personalità individuale, del contesto culturale e del supporto ricevuto.

In termini generali, la letteratura clinica indica che il lutto "non complicato" dura tipicamente tra sei mesi e due anni, con un'intensità che tende a diminuire progressivamente nel tempo.

I momenti di maggiore acuzie si registrano spesso nelle prime settimane e poi in corrispondenza di date significative (anniversari, compleanni, festività).

Diverso è il caso del cosiddetto lutto prolungato o complicato. Il DSM-5-TR (il manuale diagnostico dell'American Psychiatric Association, aggiornato nel 2022) ha introdotto il Disturbo da Lutto Prolungato come categoria diagnostica ufficiale: si tratta di una condizione in cui il dolore rimane intenso e invalidante oltre i 12 mesi dalla perdita negli adulti (6 mesi nei bambini), con sintomi specifici come nostalgia persistente, difficoltà ad accettare la morte e sensazione di vuoto identitario.

Se stai vivendo un lutto in questo momento, è normale sentirsi disorientati e sopraffatti. Non devi affrontare tutto da solo.

Oltre al supporto emotivo, può essere utile avere accanto qualcuno che si occupi con competenza degli aspetti pratici, lasciandoti lo spazio necessario per elaborare ciò che stai vivendo.

L’Agenzia Funebre Gatti di Crema offre un’assistenza discreta e completa, aiutando le famiglie a gestire ogni fase con rispetto, chiarezza e sensibilità.

Contattaci per ricevere supporto immediato, senza impegno.

FAQ

Quali sono le 5 fasi del lutto secondo Elisabeth Kübler-Ross?

Le 5 fasi identificate da Kübler-Ross nel 1969 sono: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Nato per descrivere le reazioni dei pazienti terminali, questo modello è oggi ampiamente applicato anche al lutto per la perdita di una persona cara. Non si tratta di un percorso rigidamente sequenziale: le fasi possono sovrapporsi, ripetersi o manifestarsi in ordine diverso.

Le fasi del lutto sono sempre le stesse per tutti?

No. Ogni persona elabora la perdita in modo unico. L'età, il tipo di legame con il defunto, la causa della morte, la propria storia personale e il contesto culturale influenzano profondamente il modo in cui si attraversa il dolore. I modelli teorici offrono una mappa orientativa, non una traiettoria obbligata.

Quanto può durare l'elaborazione del lutto?

In media, un lutto non complicato dura tra sei mesi e due anni. Tuttavia, il dolore può riaffiorare anche dopo molti anni, specialmente in occasioni significative. Ciò che cambia nel tempo è l'intensità e la capacità di convivere con la perdita, non la sua scomparsa definitiva.

È normale non attraversare tutte le fasi del lutto?

Sì, è del tutto normale. Non tutti vivono ogni fase, e molti la attraversano in ordine diverso rispetto agli schemi teorici. L'assenza di una fase specifica non indica un problema, così come manifestarne una in modo molto intenso non significa necessariamente un lutto patologico. Ciò che conta è il livello di funzionamento complessivo della persona nel tempo.

Quando il lutto diventa complicato o patologico?

Il lutto è considerato "complicato" quando il dolore rimane invalidante oltre i 12 mesi dalla perdita (6 mesi nei bambini e adolescenti), con sintomi come incapacità di accettare la morte, sensazione di perdita di senso, difficoltà a svolgere le attività quotidiane o pensieri intrusivi persistenti. In questi casi, il riferimento clinico è il Disturbo da Lutto Prolungato, incluso nel DSM-5-TR (2022). Un professionista della salute mentale può valutare la situazione e proporre un percorso adeguato.

Come aiutare una persona che sta vivendo un lutto?

La cosa più utile è esserci, senza cercare di "risolvere" il dolore dell'altro. Evitare frasi come "dai, è andata meglio così" o "devi essere forte". Ascoltare, offrire aiuto pratico concreto (spese, faccende, compagnia) e rispettare i tempi dell'altro sono i gesti più efficaci. Se si notano segnali di lutto complicato, incoraggiare con delicatezza il ricorso a un supporto professionale.

Qual è la differenza tra dolore e lutto in psicologia?

In psicologia, il dolore (grief) indica la risposta emotiva soggettiva alla perdita — ciò che si sente dentro. Il lutto (bereavement o mourning) è invece il processo più ampio attraverso cui quella risposta emotiva viene elaborata nel tempo, spesso con una componente sociale e culturale (rituali, cerimonie, comportamenti di cordoglio). Il dolore è l'esperienza interiore; il lutto è il percorso di adattamento.

Informazioni e assistenza

Le fasi del lutto non sono una gabbia, ma una bussola. Che si faccia riferimento al modello di Kübler-Ross, a quello di Bowlby o all'approccio per compiti di Worden, il messaggio di fondo è lo stesso: la perdita di una persona cara è un'esperienza profondamente umana, e il dolore che ne deriva ha bisogno di spazio e tempo per essere elaborato.

Non esiste un modo "giusto" di attraversare il lutto, ma sapere che quello che si prova ha un nome e una logica può già essere di grande aiuto.

Comprendere le fasi del lutto può aiutare a dare un senso alle emozioni che emergono dopo la perdita di una persona cara.

In un momento delicato come la perdita di una persona cara, molte famiglie cercano anche supporto pratico nell'organizzazione delle esequie e nella gestione delle pratiche burocratiche. Per questo, l'Agenzia Funebre Gatti di Crema è a disposizione per accompagnare le famiglie con discrezione e professionalità in ogni fase.

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Desideriamo mettere la nostra esperienza e professionalità al servizio delle persone colpite da un lutto, occupandoci di tutte le pratiche amministrative conseguenti al decesso, in modo che i cari del defunto risultino sgravati da tali incombenze e possano dedicarsi solo alla cura del proprio dolore.
Al tempo stesso, vogliamo essere d’aiuto affinché il defunto riceva il giusto commiato, occupandoci di tutti gli aspetti connessi alla cerimonia funebre e alla sepoltura.